giovedì 26 aprile 2012

UN CAPOLAVORO ARGENTINO

Un'ombra si materializza davanti alla scrivania di uno scrittore di fumetti che sta lavorando alle sue storie nel cuore della notte. Appartiene a un uomo che è all'apparenza normale, se non fosse per i suoi abiti ricavati da una stoffa sconosciuta e per le sue prime parole: “Mi trovo sulla Terra, vero?” Questo l'incipit di L'Eternauta, historieta (così vengono chiamati i fumetti in Argentina) incentrata su un’invasione aliena che colpisce la città di Buenos Aires per poi diffondersi a macchia d'olio sull'intero pianeta. Tema non certo nuovo per la fantascienza, fumettistica o letteraria, neanche nel 1957 (data di prima pubblicazione della storia), tuttavia sfruttato ottimamente grazie a una narrazione ricca di pathos, ove ogni avvenimento è carico di tensione, talvolta anche di poesia. Juan Galvez, il protagonista della vicenda, vive il dramma dell'invasione fin dal primo atto, consistente in una terribile nevicata i cui fiocchi uccidono chiunque vi entri in contatto. Partecipa poi ai primi tentativi di resistenza di un genere umano decimato e quasi inerme di fronte agli invasori, alieni di diversi pianeti a loro volta controllati dai misteriosi “Loro”, la più terribile razza dell'universo che ha soggiogato chiunque abbia incontrato sul proprio cammino. Su tutto cala una cappa claustrofobica, ed è difficile non associare le atmosfere del fumetto con la dittatura vissuta dall’Argentina in quegli anni, come se l’invasione aliena non fosse che una metafora del giogo della tirannia, mentre la strenua resistenza degli uomini un invito a battersi per la libertà, a ogni costo. Un’ipotesi mai confermata dallo sceneggiatore Hector Oesterheld, ma evidentemente balenata nella mente dei militari argentini, che un giorno lo prelevarono dalla sua casa, ove non fece più ritorno, finendo tra le schiere di desaparecidos, gli “scomparsi” vittime del regime. L’ambientazione tutta argentina corrobora la supposizione di un parallelo tra realtà e finzione, con una Buenos Aires devastata e percorsa da astronavi, giganteschi animali alieni, letali raggi di luce che tagliano il buio della notte per colpire la resistenza, quegli umani deboli ma testardi che non si rassegnano alla sconfitta, alla schiavitù, a diventare burattini nelle mani del nemico. Già, perché tra le peggiori tecniche di guerra degli alieni c’è quella che consiste nel catturare gli uomini, innestargli uno strano oggetto nel collo e trasformarli in automi al proprio comando, per mandarli a combattere contro i propri simili sgomenti. Luoghi come l’avenida General Paz, la stazione di Vincent Lopez, lo stadio del River Plate sono per noi nomi lontani è un po’ esotici, ma per i lettori argentini degli anni Cinquanta si trattava di posti familiari, riconoscibili. Forse, quei lettori per qualche attimo sentirono i brividi corrergli lungo la schiena, come i radioascoltatori statunitensi che una ventina di anni prima ascoltarono la trasmissione radiofonica di un’altra celebre invasione aliena, quella della Guerra dei Mondi interpretata da Orson Welles partendo da un romanzo di Herbert George Wells (buffo, i loro cognomi si differenziano per una sola lettera). Atmosfere cupe, emozioni forti, rese bene sulla carta dal disegno di Solano Lopez, con un tratto un po’ sporco, grezzo (molto differente da quello più pulito e “leccato” che utilizzerà anni dopo), ma soprattutto giocato su decisi contrasti tra bianchi e neri, talvolta accecanti i primi, sempre angoscianti i secondi. Ma L’Eternauta non è solo paura, non è solo lotta, non è solo fantascienza, Oesterheld lancia anche messaggi positivi: l’invito a godere delle piccole cose, a comprendere il valore di ciò che li circonda. Ironicamente a spiegare tale messaggio è un alieno, un Kol, un umanoide dalla molte dita a sua volta vittima di “Loro”, che in punto di morte osserva una caffettiera napoletana e la scambia per una scultura, colpito dalla sua forma. “Siete coscienti voi uomini delle meraviglie che vi circondano?”, domanda agli attoniti presenti, e rincara la dose: “I mondi abitati dell’universo sono tanti… Tanti… Ma in nessuno esistono oggetti meravigliosi come questo.” E continua, “peccato che gli uomini apprezzino soltanto ciò che è raro. Preferite un rozzo pezzo d’oro alle foglie di un albero o alle piume di un uccellino.” Come spesso accade, lo sguardo di un osservatore esterno coglie particolari profondi che sfuggono agli occhi di chi li vede tutti i giorni.
La dittatura argentina non c’è più, non c’è più neanche Oesterheld di cui non è mai stato ritrovato neanche il corpo. Resta però L’Eternauta, con il suo messaggio di resistenza, con il suo invito a restare umani, con la sua voglia di gioire delle piccole cose, perché come dice Juan Galvez in una vignetta “Sta spuntando un nuovo giorno. Malgrado tutto, la Terra continua a girare. Come sempre”. Fumetto capolavoro, amatissimo dagli appassionati e dalla critica di settore, L’Eternauta al di fuori dell’Argentina non è mai stato molto noto presso il grande pubblico. Una situazione a cui cerca di rimediare la nuova edizione (lussuosa e fedele alla prima versione originale in formato orizzontale) recentemente pubblicata da 001 Edizioni. Ma anche se il pubblico di massa non conosce il fumetto, i suoi spunti narrativi sono diventati patrimonio della fantascienza internazionale, che talvolta li ripropone sotto mentite spoglie. Il recente serial televisivo statunitense Falling Skies ne sfrutta gli elementi salienti (l’invasione, la resistenza, gli umani controllati tramite innesti, ecc.) in chiave moderna. Il pubblico meno avvezzo alla fantascienza fumettistica è incantato, i vecchi lettori de L’Eternauta sorridono: il messaggio di Oesterheld continua a vivere, le buone idee sono eterne.
Hector G. Oesterheld e Francisco Solano Lopez, L’Eternauta, 001 Edizioni, pp. 384,euro 40,00