sabato 3 novembre 2012

FUTURO PASSATO


Futuro… Basta una sola parola per scatenare nella mente di ognuno di noi un turbinio di immagini più o meno fantastiche. In "Out of Time", bel volume a colori, Norman Brosterman ha voluto indagare sulle visioni del futuro che vanno dalla fine dell'ottocento a metà del novecento, da quando cioé la scienza moderna muoveva i primi passi fino a quando concretizza molte delle sue scoperte. Attraverso le illustrazioni per i romanzi di Julius Verne e H.G. Wells, i bozzetti di architetti e ingegnieri, ma anche le copertine delle riviste pulp come Amazing Stories, si succedono le visioni di una Terra fantastica e possibile allo stesso tempo: grattacieli altissimi, città su più piani, macchine volanti, basi spaziali, automobili avveniristiche. È curioso notare come la maggior parte di queste immagini siano "ottimistiche", frutto cioé di una visione della scienza ancora incantata e sempre positiva, poi smentita dai fatti e da una fantascienza più scettica e cupa. Alcune di quelle immagini sono divenute realtà (l'arrivo di uomini sulla Luna o la costruzione di aereoporti sull'acqua), altre sono rimaste fantasia (i cieli cittadini affollati di mezzi volanti), ma certo il loro potere suggestivo è ancora oggi immutato.

Norman Brosterman, Out of Time, Abrams, $ 20  

domenica 22 luglio 2012

ANCORA FANTASCIENZA COREANA


The Demon è un fumetto coreano edito in Italia qualche anno fa (da Jpop in volume unico). L’autore, Seok Jeong-Hyun, con l’aiuto del suo studio, Stone Age, mette in campo uno straordinario talento grafico che si materializza sotto forma di tavole realistiche, pittoriche. La storia non sfugge alle consuete influenze: Blade Runner, il nipponico Jin-Roh, i manga di Masamune Shirow. È infatti ambientata nella Seoul del 2020, ove a causa di una serie di calamità naturali (ci risiamo…) il 60% della popolazione mondiale è scomparsa. I sopravvissuti hanno sottoscritto un accordo di pace e costituito una sorta di Federazione Mondiale. L’esercito viene privatizzato e stringe accordi segreti con un network televisivo, il cui scopo è individuare persone dotate di speciali capacità da arruolare in propri corpi speciali. La ricerca di questi “umani ottimizzati” avviene tramite l’osservazione delle loro reazioni di fronte a programmi televisivi che contengono particolari impulsi visivi e sonori, nonché messaggi subliminali. L’esprimento porta però anche conseguenze impreviste: alcuni soggetti reagiscono violentemente a quei particolari stimoli televisivi. E qui comincia The Demon, col lettore scagliato al’interno dell’azione fin dalle primissime tavole, mentre la spiegazione dei retroscena avviene un po’ alla volta durante la narrazione. Un gruppo di soldati, intervenendo sul luogo ove è scoppitao un ordigno, presumibilmente a causa di un atto terroristico, si trova invece coinvolto in un complotto teso a eliminare persone che sanno troppo sui traffici segreti dell’esercito. La storia presenta alcuni elementi decisamente poco credibili, mentre la sceneggiatura talvolta incespica e soffre di ermetismo, ma è impossibile non lasciarsi coinvolgere e inquietare dagli straordinari disegni. Dominati dai colori cupi, che sottolineano l’atmosfera claiustrofobica di tutta la vicenda, appaiono curatissimi sia sul fronte dei personaggi sia su quello degli sfondi, rendendo credibile l’intero mondo fantastico che dipingono. Per scelta di inquadrature e tempi narrativi, The Demon è un vero e proprio film su carta, che avrebbe meritato molte più tavole per eliminare i gap narrativi di cui soffre. Seok Jeong-Hyun fa uso di più tecniche, passando dagli strumenti tradizionali al software, e sfrutta ampiamente le fotografie quale punto di partenza. Il risultato finale è comunque omogeneo, impeccabile, di un realismo che non è tuttavia stucchevole o noioso.


martedì 3 luglio 2012

FANTASCIENZA COREANA: SKY BLUE


Il film coreano in animazione Sky Blue, del 2004, è ancora inedito in Italia, ma è reperibile in inglese grazie a un’edizione della Tartan DVD che ha riscosso grandi consensi in Inghilterra. La storia è collocata in un futuro non troppo lontano, il 2142, e in una città gigantesca: Ecoban. Dopo un disastro ambientale di immani proporzioni, un’elite di esseri umani si è stabilita nella avanzatissima metropoli, sorta di futuristico paradiso. Ma ogni medaglia ha due facce: l’equilibrio di Ecoban si sostiene grazie ai diggers, uomini appartenenti a classi sociali inferiori che vivono in pessime condizioni fuori da Ecoban, ma la cui manodopera è indispensabile per fornirle energia. Il conflitto sociale è insomma pronto a esplodere, mentre l’immancabile love story sboccia tra un leader di ribelli e una poliziotta del “regime”, un tempo amici d’infanzia. Molti sono i richiami ad altre pellicole, l’immancabile Blade Runner ma anche Akira, da cui prende spunto per avveniristiche moto (però quelle di Sky Blue volano!). Visivamente il film è di altissimo livello, mescolando la computer graphic in 3D per sfondi e macchinari con l’animazione tradizionale in 2D per i personaggi. Il risultato finale è un contrasto ben riuscito, suggestivo, talvolta persino visionario. Merita, tra i tanti dettagli, di essere menzionato il Guggenheim Museum, inserito di peso in Ecoban e al cui interno sono riprodotte famose opere d’arte, tra cui una di Roy Lichtenstein della nota serie ispirata al fumetto statunitense. Sky Blue è il risultato di un intenso sforzo artistico e produttivo, dovuto alla testardaggine del regista Moon-Sang Kim, che ha lavorato al progetto per sette anni, ma anche a centinaia di di talentuosi artisti e animatori locali, che hanno contribuito alla sua realizzazione.

giovedì 26 aprile 2012

UN CAPOLAVORO ARGENTINO

Un'ombra si materializza davanti alla scrivania di uno scrittore di fumetti che sta lavorando alle sue storie nel cuore della notte. Appartiene a un uomo che è all'apparenza normale, se non fosse per i suoi abiti ricavati da una stoffa sconosciuta e per le sue prime parole: “Mi trovo sulla Terra, vero?” Questo l'incipit di L'Eternauta, historieta (così vengono chiamati i fumetti in Argentina) incentrata su un’invasione aliena che colpisce la città di Buenos Aires per poi diffondersi a macchia d'olio sull'intero pianeta. Tema non certo nuovo per la fantascienza, fumettistica o letteraria, neanche nel 1957 (data di prima pubblicazione della storia), tuttavia sfruttato ottimamente grazie a una narrazione ricca di pathos, ove ogni avvenimento è carico di tensione, talvolta anche di poesia. Juan Galvez, il protagonista della vicenda, vive il dramma dell'invasione fin dal primo atto, consistente in una terribile nevicata i cui fiocchi uccidono chiunque vi entri in contatto. Partecipa poi ai primi tentativi di resistenza di un genere umano decimato e quasi inerme di fronte agli invasori, alieni di diversi pianeti a loro volta controllati dai misteriosi “Loro”, la più terribile razza dell'universo che ha soggiogato chiunque abbia incontrato sul proprio cammino. Su tutto cala una cappa claustrofobica, ed è difficile non associare le atmosfere del fumetto con la dittatura vissuta dall’Argentina in quegli anni, come se l’invasione aliena non fosse che una metafora del giogo della tirannia, mentre la strenua resistenza degli uomini un invito a battersi per la libertà, a ogni costo. Un’ipotesi mai confermata dallo sceneggiatore Hector Oesterheld, ma evidentemente balenata nella mente dei militari argentini, che un giorno lo prelevarono dalla sua casa, ove non fece più ritorno, finendo tra le schiere di desaparecidos, gli “scomparsi” vittime del regime. L’ambientazione tutta argentina corrobora la supposizione di un parallelo tra realtà e finzione, con una Buenos Aires devastata e percorsa da astronavi, giganteschi animali alieni, letali raggi di luce che tagliano il buio della notte per colpire la resistenza, quegli umani deboli ma testardi che non si rassegnano alla sconfitta, alla schiavitù, a diventare burattini nelle mani del nemico. Già, perché tra le peggiori tecniche di guerra degli alieni c’è quella che consiste nel catturare gli uomini, innestargli uno strano oggetto nel collo e trasformarli in automi al proprio comando, per mandarli a combattere contro i propri simili sgomenti. Luoghi come l’avenida General Paz, la stazione di Vincent Lopez, lo stadio del River Plate sono per noi nomi lontani è un po’ esotici, ma per i lettori argentini degli anni Cinquanta si trattava di posti familiari, riconoscibili. Forse, quei lettori per qualche attimo sentirono i brividi corrergli lungo la schiena, come i radioascoltatori statunitensi che una ventina di anni prima ascoltarono la trasmissione radiofonica di un’altra celebre invasione aliena, quella della Guerra dei Mondi interpretata da Orson Welles partendo da un romanzo di Herbert George Wells (buffo, i loro cognomi si differenziano per una sola lettera). Atmosfere cupe, emozioni forti, rese bene sulla carta dal disegno di Solano Lopez, con un tratto un po’ sporco, grezzo (molto differente da quello più pulito e “leccato” che utilizzerà anni dopo), ma soprattutto giocato su decisi contrasti tra bianchi e neri, talvolta accecanti i primi, sempre angoscianti i secondi. Ma L’Eternauta non è solo paura, non è solo lotta, non è solo fantascienza, Oesterheld lancia anche messaggi positivi: l’invito a godere delle piccole cose, a comprendere il valore di ciò che li circonda. Ironicamente a spiegare tale messaggio è un alieno, un Kol, un umanoide dalla molte dita a sua volta vittima di “Loro”, che in punto di morte osserva una caffettiera napoletana e la scambia per una scultura, colpito dalla sua forma. “Siete coscienti voi uomini delle meraviglie che vi circondano?”, domanda agli attoniti presenti, e rincara la dose: “I mondi abitati dell’universo sono tanti… Tanti… Ma in nessuno esistono oggetti meravigliosi come questo.” E continua, “peccato che gli uomini apprezzino soltanto ciò che è raro. Preferite un rozzo pezzo d’oro alle foglie di un albero o alle piume di un uccellino.” Come spesso accade, lo sguardo di un osservatore esterno coglie particolari profondi che sfuggono agli occhi di chi li vede tutti i giorni.
La dittatura argentina non c’è più, non c’è più neanche Oesterheld di cui non è mai stato ritrovato neanche il corpo. Resta però L’Eternauta, con il suo messaggio di resistenza, con il suo invito a restare umani, con la sua voglia di gioire delle piccole cose, perché come dice Juan Galvez in una vignetta “Sta spuntando un nuovo giorno. Malgrado tutto, la Terra continua a girare. Come sempre”. Fumetto capolavoro, amatissimo dagli appassionati e dalla critica di settore, L’Eternauta al di fuori dell’Argentina non è mai stato molto noto presso il grande pubblico. Una situazione a cui cerca di rimediare la nuova edizione (lussuosa e fedele alla prima versione originale in formato orizzontale) recentemente pubblicata da 001 Edizioni. Ma anche se il pubblico di massa non conosce il fumetto, i suoi spunti narrativi sono diventati patrimonio della fantascienza internazionale, che talvolta li ripropone sotto mentite spoglie. Il recente serial televisivo statunitense Falling Skies ne sfrutta gli elementi salienti (l’invasione, la resistenza, gli umani controllati tramite innesti, ecc.) in chiave moderna. Il pubblico meno avvezzo alla fantascienza fumettistica è incantato, i vecchi lettori de L’Eternauta sorridono: il messaggio di Oesterheld continua a vivere, le buone idee sono eterne.
Hector G. Oesterheld e Francisco Solano Lopez, L’Eternauta, 001 Edizioni, pp. 384,euro 40,00

lunedì 30 gennaio 2012

SKY CAPTAIN


In un anno imprecisato, ma probabilmente tra le due Guerre Mondiali, i più importanti scienziati del mondo svaniscono uno dopo l'altro. Poco dopo, in una New York crepuscolare, strane macchine volanti simili a pipistrelli meccanici oscurano il cielo. Sulla 5th Avenue giganteschi robot calpestano chiunque si trovi sul loro cammino, rischiando di uccidere anche l'intrepida giornalista, rigorosamente bionda, Polly Perkins. Chi salverà la bella e il mondo intero in pericolo? Certamente l'intrepido Sky Captain, asso dell'aviazione americana, che tenendo saldamente la cloche del suo caccia si getta in picchiata contro i nemici dell'umanità. Benvenuti nel film Sky Captain and the World of Tomorrow.
Captain Sky siamo noi, o perlomeno quelli di noi che hanno parecchi capelli grigi in testa e che da ragazzini, di domenica pomeriggio, si recavano in qualche oscuro cinema di periferia, magari parrocchiale, per vedere due vecchi film al prezzo di uno. C'era di tutto da King Kong a Godzilla, dalle pellicole di lottatori messicani ai film di fantascienza in bianco e nero. In mezzo a mostri spaziali, astronavi gigantesche, duelli arei, scienziati pazzi e fanciulle rapite, ci sentivamo tutti un po' eroi, pronti alle imprese più incredibili impugnando una pittoresca pistola a raggi. Molti dei quei lungometraggi erano datati, oppure B movies che si rifacevano a filoni di qualche tempo addietro. Pellicole davanti alle quali i ragazzini americani avevano fantasticato qualche decennio prima, e che in molti casi attingevano a un serbatoio di idee e immagini prelevate dal mondo dei fumetti e dei pulp, le riviste a basso costo che pubblicavano romanzi e racconti illustrati. Il film Sky Captain and the World of Tomorrow, va consapevolmente a ripescare in quell'immenso serbatoio di idee e suggestioni, e lo fa con un intento evidentissimo: sfidare il tempo per riportarci a rivivere quei mondi fantastici nati tra gli anni Trenta e Quaranta, ma che molti riverberi hanno avuto anche sul mondo dell'intrattenimento post Seconda Guerra Mondiale. Esperimenti di questo tipo, anche ben riusciti, erano già stati effettuati. Basti pensare a quella coppia di eterni ragazzini che sono George Lucas e Steven Spielberg, che nei cicli di Indiana Jones e Star Wars hanno effettuato la medesima opera di “saccheggio”, tuttavia adattata a tempi più moderni. Kerry e Kevin Conran, fratelli e rispettivamente regista e designer di Sky Captain, invece, si sono posti l'obiettivo di ricreare non solo spunti narrativi e situazioni rocambolesche, ma anche e soprattutto un intero mondo, dal design ai grattacieli, dai mezzi meccanici alla moda, dai robot alle astronavi, tutte cose che il cinema, le riviste, i fumetti avevano immortalato. E si sono spinti oltre, utilizzando anche l'architettura e il design dell'epoca. Negli anni Trenta gli Stati Uniti credevano veramente di poter costruire il mondo del futuro, gli architetti progettavano grattacieli avveniristici e i designer industriali sviluppavano progetti di automobili ed elettrodomestici che ancora oggi ricordano la fantascienza. Spiega lo stesso Kevin Conran: “ci siamo basati sui disegni di Hugh Ferriss, architetto e illustratore degli anni Trenta.” Molti mezzi meccanici, con le loro forme allungate in stile decò, invece sono rielaborazione di progetti di industrial designer del tempo, gente come Raymond Loewy e Norman Bel Geddess. Proprio quest'ultimo è involontariamente responsabile dell'areoporto volante su cui atterra Sky col proprio aereoplano, che se anche a molti ricorderà l'eliporto dello S.H.I.E.L.D. (anche grazie alla benda nera in stile Nick Fury sull'occhio di Angelina Jolie) è in realtà ispirato al Transoceanic Passenger Plane Aircraft progettato da Bel Geddess nel 1929 e mai costruito. Ma ogni dettaglio di Sky Captain rimanda a qualcos'altro, alle pistole a raggi di Flash Gordon, all'Empire State Building di King Kong, ai robot assassini di Astounding Stories, ai levigati razzi spaziali di Amazing Stories, a un incalcolabile numero di fumetti, romanzi, film, a loro volta citati in altri fumetti, romanzi, film. I dirigibili, i robot giganti che calpestano le automobili, Sky Captain che piomba giù dal cielo col proprio caccia, il cattivo Dr. Totenkopf che intende dominare il mondo, il suo segreto nascosto tra gelide vette, la città proibita e completamente automatizzata, sono ricordi che emergono dalle nebbie del tempo e della memoria, ma una volta ricomparse davanti ai nostri occhi riacquistano immediatamente il fascino e la credibilità infantile che avevano decenni fa. Oggi Sky Captain è stato realizzato con un uso abbondantissimo della teconologia, a parte gli attori, infatti, quasi tutto il resto è opera di computer graphic. Tutto ciò che negli ultimi settant'anni era stato creato con la matita, i pupazzi, la pellicola, ora riprende vite grazie ai computer. In questa ulteriore sfida tra futuro artigianale e futuro digitale è difficile dire chi ha vinto, certo è che tutti i computer del mondo sarebbero totalmente inutili se privati delle idee di quegli uomini che, molti decenni addietro, furono capaci di sognare un mondo totalmente nuovo, il mondo del futuro.

lunedì 2 gennaio 2012

RAY GUN MUSICALI

A quanto pare i musicisti hanno un debole per le ray gun. Ecco una manciata di cover che provano tale tesi.